Donnerstag, 09. Dezember 2021 15:06

Basta bla, bla, bla! - 10.12.2021 Klimastreik|Sciopero del clima

Gemeinsame Medienmitteilung der Südtiroler Umweltverbände zum Klimastreik am 10. Dezember 2021

Basta bla, bla, bla!

Südtirol hat die Chance eine der fortschrittlichsten Regionen zu werden. Ein Vorbild auf dem Weg zu einer nachhaltigen, krisenfesten und solidarischen Gesellschaft. Nur wenige Regionen haben derart gute Voraussetzungen dafür. Der Klimaplan, der zurzeit von der Landesregierung überarbeitet wird, wäre das richtige Instrument, den nötigen Wandel zu gestalten. Der Plan aber verfehlt dieses Ziel, ebenso wie die internationalen Standards. Anlässlich des weltweiten Klimastreiks fordern die Umweltorganisationen mit einer Stimme ein klimaneutrales Südtirol bis 2035.
(testo ital. sottostante)

Klimaschutz macht es notwendig, dass die fossilen Brennstoffe, wie Methangas oder Öl im Boden bleiben, denn für den hohen Ausstoß an Treibhausgasen in Südtirol sind vor allem fossilen Heizungen sowie die Verbrennungsmotoren im Verkehr, einschließlich Transitverkehr, und der Landwirtschaft verantwortlich. Südtirol muss bis 2030 rund die Hälfte der fossilen Technologien durch CO2-neutrale ersetzen, konkret Wärmepumpe statt Gas- und Ölheizungen, Elektromobilität, Fuß- und Fahrradverkehr statt Verbrennungsmotoren. In Südtirol passiert zurzeit aber das Gegenteil, zum Beispiel durch den Ausbau der Infrastruktur für Methangas. Die Steigerung des Verbrauchs von Methangas um ein Prozent pro Jahr bringt doppelt so viele Treibhausgase, wie die sehr sinnvolle und begrüßenswerte Maßnahme ab 22:00 Uhr die Beleuchtung der Schaufenster und anderer Objekte auszuschalten. Zugleich stockt der Ausbau der einzigen, aktuell noch signifikant ausbaufähigen regenerativen Ressource in Südtirol: die Photovoltaik.

Die Umweltverbände appellieren außerdem an die Landesregierung, alle Gesetze, Bestimmungen und Projekte auf den Klimaschutz nachzubessern und neu auszurichten. Denn keine Tonne CO2 darf ab heute anders verwendet werden als zur Sicherstellung eines Lebens bei Nullemissionen. Dieser Anspruch gilt für das sich in Ausarbeitung befindende Tourismusentwicklungskonzepts des Landes, genauso wie für die Raumordnung. So muss ein Klimaplan verpflichtender Teil des kommunalen Gemeindeentwicklungsprogramme sein. In den nächsten Jahren arbeitet jede der 116 Gemeinden an einem Entwicklungskonzept. Die gesetzliche Grundlage dafür – das Gesetz für Raum und Landschaft – fordert aber keinen Klimaplan ein bzw. einen Nachweis darüber, wie die Klimaziele eingehalten werden.

Damit Südtirol Vorbild auf dem Weg zu einer nachhaltigen, krisenfesten und solidarischen Gesellschaft wird müssen mehr als nur die Interessensvertretungen eingebunden werden. Alle sind vom Wandel betroffen und haben das Recht diesen mitzugestalten. Es geht schlussendlich auch um den Ausbau der Demokratie, um die Möglichkeit, trotz Differenzen zusammen handlungsfähig zu werden und damit auch der Spaltung der Gesellschaft entgegenzuwirken. Auch für den Klimaplan gilt: Die Beteiligung der BürgerInnen ist authentisch, wenn sie über bloße Information hinausgeht und die Beteiligten miteinander Ergebnisse erarbeiten. Sie ist strukturiert, wenn alle wissen, wie der Partizipationsprozess ablaufen wird, und dieser so gestaltet ist, dass alle Beteiligten auf Augenhöhe zusammenarbeiten. Sie ist verbindlich, wenn klar ist, was mit den Ergebnissen des Prozesses geschieht. Alles andere ist Alibi-Partizipation.

Die Landesregierung müsse, so die Umweltverbände anlässlich des Klimastreiks, das “Bla Bla Bla” hinter sich lassen und handeln – jetzt.

Hier können Sie unsere Forderungen zum Klimaplan unterschreiben: https://climateaction.bz/12-forderungen-zum-klimaplan/

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Comunicato stampa delle associazioni ambientaliste altoatesine sullo sciopero del clima del 10 dicembre 2021

Basta bla, bla, bla!

L'Alto Adige ha la possibilità di diventare una delle regioni più progressiste. Un esempio verso una società sostenibile, solidale e pronta a superare questa crisi. Solo poche regioni hanno dei prerequisiti così validi per poterlo fare. Il Piano Clima, attualmente in fase di revisione da parte della Giunta Provinciale, sarebbe lo strumento giusto per dare forma al cambiamento necessario. Tuttavia, il piano , così com'è, non riesce a raggiungere questo obiettivo, così come nemmeno gli standard internazionali. In occasione dello sciopero per il clima, le organizzazioni ambientaliste chiedono con una sola voce la neutralità climatica per l'Alto Adige entro il 2035.

La protezione del clima rende necessario mantenere i combustibili fossili, come il gas metano o il petrolio, nel terreno. I sistemi di riscaldamento fossili, i motori a combustione dei trasporti e l'agricoltura sono i principali responsabili delle elevate emissioni di gas serra in Alto Adige. L'Alto Adige deve sostituire entro il 2030 circa la metà delle tecnologie fossili con tecnologie neutre in termini di CO2. In particolare le pompe di calore al posto del riscaldamento a gas e olio, la mobilità elettrica, gli spostamenti a piedi e in bicicletta al posto dei motori a combustione. In Alto Adige, invece, sta accadendo il contrario, per esempio attraverso l'espansione dell'infrastruttura per il gas metano. Aumentare il consumo di gas metano dell'uno per cento all'anno produce il doppio dei gas serra rispetto alla misura molto sensata e gradita di spegnere l'illuminazione di vetrine e altri oggetti dalle 22 in poi. Allo stesso tempo, lo sviluppo dell'unica risorsa rinnovabile in Alto Adige che può essere ancora significativamente ampliata, è in stallo: il fotovoltaico.

Le associazioni ambientaliste si appellano alla Giunta Provinciale anche per migliorare e riallineare tutte le leggi, i regolamenti e i progetti tenendo conto della tutela del clima. Perché a partire da oggi, nessuna tonnellata di CO2 può essere utilizzata in altro modo che per garantire una vita a zero emissioni. Questa affermazione si applica anche al concetto di sviluppo turistico, che è attualmente in fase di elaborazione, così come alla pianificazione territoriale. Il piano per il clima deve quindi essere una parte obbligatoria del programma comunale di sviluppo urbanistico. Nei prossimi anni, ognuno dei 116 comuni lavorerà su un programma di sviluppo comunale per il territorio e il paesaggio. Tuttavia, la base legale per questo - la legge territorio e paesaggio - non richiede un piano climatico o la prova di come gli obiettivi climatici saranno raggiunti.

Affinché l'Alto Adige diventi un esempio sulla via di una società sostenibile, solidale e pronta a superare questa crisi, non devono essere coinvolti solo i gruppi di interesse. Tutti sono coinvolti nel cambiamento e hanno quindi il diritto di contribuire a modellarlo. In fondo, si tratta anche dello sviluppo della democrazia, della possibilità di diventare capaci di agire insieme nonostante le differenze, e quindi anche di contrastare la divisione della società. Lo stesso vale per il Piano Clima: la partecipazione è autentica quando va oltre la semplice informazione, e quindi i cittadini elaborano assieme i risultati. È strutturata, quando tutti sanno come si svolgerà il processo di partecipazione ed è progettata in modo tale che tutti i partecipanti lavorino insieme come pari. È vincolante, quando è chiaro cosa succederà con i risultati del processo. Tutto il resto è solamente una partecipazione simbolica.

Secondo le associazioni ambientaliste, in occasione dello sciopero per il clima, la Giunta Provinciale deve lasciarsi alle spalle il "bla bla bla" e agire - ora.

Firma le nostre richieste sul Piano Clima: https://climateaction.bz/it/12-richieste/

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