La fauna e la flora selvatiche in Alto Adige sono sotto pressione: servono interventi di rinaturalizzazione e una svolta per la biodiversità.
Non si può che congratularsi con i ricercatori e le ricercatrici dell'EURAC per aver pubblicato i risultati del monitoraggio sulla biodiversità con grande competenza e oggettività. Che la biodiversità in Alto Adige non sia in buona salute è noto da tempo a ecologi ed ecologhe, amanti della natura e anche a molte agricoltrici e agricoltori.
Presidente Elisabeth Ladinser e direttore Hanspeter Staffler - foto: Federazione
Le conclusioni dello studio dell’EURAC coincidono quasi perfettamente con i risultati del Rapporto mondiale sulla biodiversità del 2019: l'agricoltura intensiva e il cambiamento climatico stanno mettendo a dura prova la biodiversità, causando la scomparsa di un numero sempre maggiore di specie selvatiche di animali e vegetali. Da molti anni diversi studi scientifici hanno dimostrato che l'Alto Adige non è un paradiso della biodiversità; ora lo conferma in modo mirato e convincente anche il nuovo monitoraggio della biodiversità elaborato recentemente dall'EURAC sotto la direzione di Andreas Hilpold.
In Alto Adige le autorità provinciali e molti comuni si stanno impegnando per migliorare gli habitat di api selvatiche, farfalle e uccelli. L’ecologia urbana sta assumendo un ruolo sempre più importante, poiché l’agricoltura intensiva lascia poco spazio a habitat di valore ecologico. Basta pensare che, recentemente, nell'Alta Val Venosta sono state illegalmente abbattute delle siepi, mentre altrove, in zone Natura 2000, si continua a spargere letame su prati di montagna ricchi di specie animali e vegetali.
Va comunque riconosciuto che il presidente dell'Unione Agricoltori e Coltivatori Diretti Sudtirolesi, Daniel Gasser, in un'intervista alla RAI ha ammesso la necessità di una “compensazione” per l'agricoltura intensiva. “I nostri scout ambientali riscontrano chiaramente che sono soprattutto le aziende agricole estensive e biologiche a impegnarsi seriamente per migliorare la biodiversità”, afferma Hanspeter Staffler, direttore della Federazione Ambientalisti Alto Adige. Allo stesso tempo, però, l'intensificazione continua ad aumentare sia nell'allevamento che nella frutticoltura, con effetti spesso disastrosi sulla biodiversità.
La Federazione Ambientalisti Alto Adige e le sue organizzazioni associate documentano da tempo la costante diminuzione della biodiversità nella nostra Provincia. Alcune “strisce per api”, come annunciate dal presidente dell’Unione Agricoltori Gasser, non bastano certo a salvare realmente la biodiversità; sono, nel migliore dei casi, un intervento cosmetico. “L'Unione Agricoltori dovrebbe piuttosto impegnarsi affinché nel settore frutticolo venga finalmente realizzato il cinque per cento di superfici di compensazione ecologica raccomandato, e affinché si ponga fine alla politica dei ritardi nell'elaborazione dei piani di fertilizzazione nei prati Natura 2000”, sottolinea la presidente della Federazione Elisabeth Ladinser. Senza una strategia chiara e decisa a favore della biodiversità da parte di tutti gli utilizzatori del territorio, e quindi soprattutto dell'agricoltura, anche da noi la perdita di specie continuerà senza ostacoli.




